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ALMANACCO DEL BERE

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Storia del Cocktail - L'antica e famosa taverna di Betsy Flanagan

(www.enopress.it). L'Almanacco del Bere è stata una delle prime pubblicazioni di Enopress, con l'Italia che viveva il boom economico, il cinema italiano aveva sedotto il mondo intero e Via Veneto ne era l'animata vetrina mentre cocktail e barman battevano i tempi di quei giorni particolarmente felici. Di recente siamo stati contattati da importanti alberghi, locali e organizzatori di eventi, oltre che da produttori delle più diverse bevande alcoliche ed abbiamo realizzato che il momento del cocktail e del drink è ritornato impetuoso come una volta. E con piacere apriamo la magica scatola dei ricordi per raccontare la 'Storia del Cocktail'.

0.Cocktail competition

La storia dell’uomo e quella dell’alcol procedono affiancate. Da quando l’uomo abbandonò le foreste avite per rincorrere i piaceri che la nuova terra offriva, l’alcol ci accompagna, fedele sotto tutte le latitudini, camuffato dietro innumerevoli aspetti, in tutte le ricorrenze più significative, sottolineando gli aspetti più spumeggianti e piacevoli della nostra vita.

Anche l’idea di preparare bevande miscelando più componenti alcoliche per quanto moderna possa apparire, si perde nella notte dei tempi. Antiche e preziose  cronache narrano di un re francese (Francia, antica terra di vini e di amori!) che amava solleticare la gentildonna addetta al real bar con una penna di gallo: quale graziosa origine per una parola, ‘cocktail’, tanto ricorrente.

Velato da cortine di sogno color pastello, brevemente lacerate da lampi di coloro, questo termine evoca momenti indimenticabili in piacevole compagnia; allegria e disinvoltura sembrano  sgorgare come per miracolo da quella benefica fonte alcoliche.

Aperti ai piaceri conviviali, inclini a sorbire alcolici a  piccoli, delicati sorsi da leggiadri bicchieri colmi di eccitanti e sempre delicate misture, godiamo della sensazione di benessere e di pienezza che ne deriva.

In piccole dosi l’alcol lubrifica gli ingranaggi della società. E’ un motivo per il quale non amiamo confonderci con i bevitori  di seconda categoria, con coloro, cioè, che tendono a prosciugare la fonte con l’ingestione regolare di forti dosi di alcol.

Il cocktail è per tutti coloro che amano la vita con tutti i suoi piaceri, pronti a gioire all’apparire di un bel volto, aperti alle idee ed alle novità, capaci cambiare il passo come la dieta.

Ed è la stessa storia a confermare a distanza di secoli tali affermazioni. Abituati a  considerare l’epoca della colonizzazione  dell’America come un duro periodo di lotte e sacrifici, ci ritroviamo, invece, seguendo il racconto dello scrittore americano James Fenimore Cooper, in una nuova e allegra cittadina dell’epoca, Yorktown dove sembra abbia avuto origine la parola Cocktail con tutte le sue implicazioni. In questa città era di moda la taverna di Betsy Flanagan, una ragazza assai bella e allegra. In quel locale gli ufficiali americani, cioè i primi coloni che si erano ribellati all’Inghilterra, e gli ufficiali francesi che erano venuti ad aiutarli nella conquista della libertà, avevano stabilito la loro sede attratti dall’avvenenza della proprietaria e da una bottiglia contenente una miscela alcolica di sua creazione. L’ entusiasmo per entrambe era tale che, a quanto raccontano le locali cronache mondane riportate dallo scrittore, uno degli ospiti francesi avrebbe gridato “Vive le cocktail” all’apparizione di Betsy con un a delle sue bottiglie di miscela alcolica che lei era solita ornare con piume di gallo.

0.Best Non Alcoholic Cocktail Recipes

Inventiva anglosassone e generoso entusiasmo francese sono la bse storicamente significativa di questo modo di bere che ai nostri giorni, con l’ora del cocktail e con il ‘cocktail party’ assume significati di incontri e di stili di vita.

Altre storie fanno derivare l’origine della parola dalla figlia di un imperatore messicano chiamata ‘Xoc-tl’ impegnata a servire una bevanda alcolica a degli ufficiali americani in visita al padre e che, una volta tornati in patria, chiamarono cocktail quel genere di bevanda che avevano bevuto in  Messico.

Altri narrano di un antico e romantico porto messicano in una baia della penisola dello Yucatan, contornata di palme epercorsa da venti che portavano dalle foreste il profumo del legno di sandalo, e dove ai marinai spagnoli, portoghesi ed inglesi venivano serviti dei beveraggi a base di rum, brandy e altri alcolici .  chiamati ‘dracs. I marinai erano soliti mescolarli con legni e radici chiamati in spagnolo  per la loro forma, ‘cola de gallo’ per la loro forma particolare.  Anni fa abbiamo avuto la sorpresa di vederli utilizzati dal barman Lotti nel suo bar al Grand Hotel di Roma.. Li aveva preparati con dei ramoscelli raccolti durante una passeggiata in campagna.

Appare certo che il cocktail è divenuto famoso in America per poi diffondersi in tutto il mondo. Il proibizionismo, in particolare, aveva stimolato l’intelligenza a ritrovare in miscugli indicibili quell’alcol che la legge aveva proibito. Così alcol denaturato, gin e whisky di dubbia origine e provenienza venivano migliorati per il gusto del palato con succhi di arancia e limone, con sciroppi e granatine, con spezie ed altro..

Oggigiorno l’antica necessità si è trasformata in virtù ed arte: il cocktail ha così raggiunto una posizione di aristocratica supremazia su tutte le altre bevande e modi di bere. E’ il bere dei gentlemen, il cocktail apprezzato per le sue possibilità di giungere sempre nuovo e più che mai eccitante. E’ il bere divenuto arte, misurato da mani capaci di barmen, novelli alchimisti e gustato con l’istinto innato e sicuro di chi ama la vita.

Giancarlo Panarella

   

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