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IL DIZIONARIO BILINGUE (ITALIANO-CINESE) DEI VITIGNI E DEI VINI

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CHIAREZZA E PRECISIONE IN ETICHETTA PER I VINI ITALIANI IN CINA -  Varie sono le modalità che possono essere utilizzate per tradurre in caratteri cinesi le denominazioni italiane - 1200 voci suddivise in cinque domini: vitigni, DOC, DOCG, IGT e altri vini. È bilingue, con le voci compilate sia in cinese, sia in italiano e bidirezionale

(www.enopress.it). Si è tenuta ieri al Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione la presentazione del Dizionario bilingue (italiano-cinese) dei vitigni e dei vini, strumento che esperti e studiosi dell’Università degli studi di Milano stanno realizzando al fine di fornire uno standard delle denominazioni dei vitigni e dei vini italiani.

0.confucio

Il progetto, nato dall’esigenza sempre più pressante di una sistematizzazione in campo terminologico di tutto quanto riguarda il vino italiano nell’ambito del mercato enologico cinese, prende spunto dal già noto Dizionario dell’alimentazione, realizzato in occasione di Expo 2015, ed è promosso dall’Istituto Confucio con la collaborazione di importanti dipartimenti dell’Università degli studi di Milano, come il Dipartimento di Scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali, il Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente e il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali; e con il CARC (Contemporary Asia Research Centre). Gode inoltre del patrocinio dell’Accademia della Crusca.

Nel corso dell’incontro, presentato e moderato da Alessandra Lavagnino, direttore dell’Istituto Confucio dell’Università degli studi di Milano, Roberto Foschino, docente di microbiologia agraria - Università degli studi di Milano, ha descritto la normativa europea in campo enologico, presentando la riforma del settore vitivinicolo europea (OCM), e fornito una definizione delle denominazioni italiane, dei disciplinari che le regolano e del ruolo dei consorzi, mentre Francesca Filippone, cofounder società L3 consulting - consulenza e strategia di mercato in Cina, ha presentato alcuni dati sulla diffusione del vino italiano in Cina. Secondo Filippone, nel 2017 l’importazione totale di vino in Cina è cresciuta del 17,4% in volume e del 18,3 % in valore rispetto all’anno precedente, cifre che dimostrano quanto il mercato del vino in Cina sia in constante evoluzione. “Il mercato del vino italiano in Cina risulta ancora di dimensioni modeste, ma rispetto al passato l’Italia ha lentamente guadagnato punti percentuali nella scala di importazione del vino, sia in termini di volumi che di valore, pur rimanendo fissa alla 5° posizione”. A frenare la penetrazione dei vini italiani nella Repubblica popolare, tuttavia, è la permanenza di elementi come le barriere all'export (sia di tipo tariffario sia di tipo burocratico-amministrativo),

la tradizione culinaria  cinese, che non prevede il consumo del vino durante i pasti, e la difficoltà di un rapido ingresso delle aziende in un mercato complesso e strutturato. In un simile contesto, “al fine di portare all’estero il meglio dell’enogastronomia italiana, è necessario trovare una norma per la definizione e la traduzione dei termini enologici e per la standardizzazione nella trascrizione in caratteri cinesi dei nomi dei vitigni e dei vini italiani”, ha spiegato Franca Bosc, docente di italiano L2 e linguistica italiana dell’Università degli studi di Milano e membro del gruppo di ricerca del progetto. Un elemento fortemente ribadito dal messaggio video del console a Shanghai Stefano Beltrame, che ha sottolineato la necessità di una standardizzazione delle denominazioni dei vini italiani al fine di assicurare una penetrazione sempre più efficace dei nostri prodotti nel mercato cinese.

Quella dell’enologia, come ha sottolineato Bettina Mottura, docente di lingua e cultura cinese dell’Università degli studi di Milano, costituisce a tutti gli effetti una “lingua speciale” e la standardizzazione terminologica rappresenta un importante strumento di comunicazione non soltanto verso i consumatori, ma anche per i professionisti del settore provenienti dalla Cina e dall’Italia.

Varie sono le modalità che possono essere utilizzate per tradurre in caratteri cinesi le denominazioni italiane, come hanno spiegato Natalia Riva, membro del CARC dell’Università degli studi di Milano, e Marta Valentini, direttore esecutivo dell’Istituto Confucio dell’Università degli studi di Milano. In cinese, come illustrato da Clara Bulfoni, docente di lingua e cultura cinese dell’Università degli studi di Milano, si possono utilizzare tanto una traduzione del significato (calco semantico) quanto una trascrizione fonetica, dando così potenzialmente vita, per uno stesso termine italiano, a trascrizioni in caratteri cinesi molto diverse tra loro. Ciò può generare incertezze ed equivoci. “La lingua cinese non ha un alfabeto, bisogna quindi trovare dei caratteri cinesi per poter tradurre le sillabe”, ha spiegato Valentini. Le scelte sono due: la trascrizione fonetica, che riprende il suono del termine o la traduzione semantica, nella quale invece si perde il suono ma si mantiene in significato del termine.

Per esempio, “Castelli romani” si può tradurre:

a. 罗马城堡 (Luómǎ chéngbǎo: 罗马 Luómǎ = Roma, 城堡 chéngbǎo = castello)

b. 罗马卡斯特里 (Luómǎ kǎsītèlǐ) in questo caso gli ultimi quattro caratteri insieme non hanno nessun significato, ma riprendono la fonetica di Castelli.

Per altre dominazioni, come “Aglianico”, sono addirittura cinque le trascrizioni utilizzate in cinese. Questo fa sì che un consumatore cinese, di fronte a bottiglie dello stesso vino la cui denominazione è tradotta con caratteri diversi, possa facilmente confondersi, non rendendosi conto che si tratti dello stesso vino. Il lavoro di selezione delle fonti cinesi diventa quindi una parte fondamentale della ricerca e Riva ha illustrato le modalità con cui il gruppo di studiosi ha selezionato fonti autorevoli, cartacee e online, per il lavoro di standardizzazione delle denominazioni.

Il Dizionario, in fase di lavorazione, sarà disponibile in formato cartaceo e in versione App e mira a stabilire il traducente più utilizzato per designare un termine. Conterrà circa 1200 voci suddivise in cinque domini: vitigni, DOC, DOCG, IGT e altri vini. È bilingue, con le voci compilate sia in cinese sia in italiano e bidirezionale, in quanto si rivolge sia a italofoni che a sinofoni. A rendere questo strumento ancora più utile saranno le definizioni che accompagneranno ciascuna voce in italiano e in cinese.

- Istituto Confucio dell’Università degli studi di Milano – Piazza Indro Montanelli 1, 20099 Sesto San Giovanni www.istitutoconfucio.unimi.it   

   

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