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LE MERAVIGLIE DI ALBA RICONOSCUTE DALL'UNESCO

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ALBA, 'UNA TERRA MITICA'

(www.enopress.it).  Un'altra città italiana, dopo Parma, si aggiudica il prestigioso riconoscimento targato Unesco. Una nomina che celebra i profumi e i sapori collinari di una terra costellata di borghi e castelli, che vanta un patrimonio enogastronomico unico. Tra tartufi, nocciole e grandi vini rinomati in tutto il mondo, il capoluogo langarolo è uno scrigno di tipicità, ricette della tradizione...e chef stellati.

L' Italia ha una nuova Città Creativa per la Gastronomia Unesco. La nomina profuma di vino e di tartufo e raggiunge il cuore delle Langhe, premiando Alba con il prestigioso titolo. La new entry piemontese affianca così Parma, capitale della Food Valley emiliana (eletta nel 2015): il numero delle città italiane che si fregiano del riconoscimento targato Unesco sale a due, su un totale di 19 Creative Cities per la gastronomia in tutto il mondo. Un network internazionale che include località come Dénia, Tsuruoka, Phuket, Tucson, Gaziantep, Chengdu e Belém e che ne certifica la singolarità in ambito culinario. Eccezionalità che contraddistingue anche il distretto che ruota intorno ad Alba. Una terra mitica, come la definiva Cesare Pavese, i cui profili sono tracciati da filari di viti e noccioleti: un paesaggio collinare che dal 2014 vanta il titolo di Patrimonio dell’Umanità Unesco e che regala sapori genuini, figli di un rapporto indissolubile tra l’uomo e la natura. Tante le eccellenze food che nascono qui, sulle rive del Tanaro, a circa 60 chilometri da Torino, sullo sfondo delle sommità alpine. Un mosaico di tipicità, che va a costituire un tesoro enogastronomico unico.

alba cc

DAL TARTUFO BIANCO ALLE NOCCIOLE
Con i suoi dolci rilievi, Alba è uno scrigno di prodotti pregiati. A partire dal tartufo bianco, che proprio nella città langarola vede la sua capitale indiscussa. Ogni autunno, come da tradizione, i tartufai vanno alla ricerca del raro e prezioso ingrediente, avvalendosi di cani addestrati ad hoc. Il candido re del bosco, così, finisce sulle migliori tavole del pianeta, ma anche sui banchi della Fiera Internazionale del Tartufo d’Alba (in corso sino al 26 novembre), dove è protagonista da 87 anni. Quando è stagione, le sue profumate scaglie vengono spolverate su preparazioni tipiche come la carne cruda all’albese, tagliata a fette sottili o battuta al coltello, e condita con olio, limone, aglio, sale e pepe, ma anche su primi piatti come i tajarin, i sottilissimi tagliolini di pasta all’uovo, che assieme ai ravioli del plin (i caratteristici raviolini, chiusi con un “pizzicotto”, plin in dialetto) rappresentano un must della cucina locale. Ad attirare l’attenzione su questo territorio collinare, però, ci sono anche le famose nocciole Piemonte igp. La varietà coltivata è la tonda gentile trilobata, che si distingue per un aroma intenso e persistente dopo la tostatura. Una prelibatezza che fa capolino nei dessert di alta pasticceria, nei gelati e nelle creme. E che si sposa a meraviglia con il cioccolato, prendendo per la gola i golosi di tutto il mondo. Ecco allora tartufi dolci al cacao e torte di nocciole, accanto a ricette tradizionali come il famoso bonèt, un dolce al cucchiaio, a base di amaretti, cacao, uova, latte, caffè o rum. A proposito di delizie zuccherine, voilà il miele delle Langhe: d’acacia, millefiori, di castagno, sino all’ipernutriente miele di melata di bosco, ottenuto dalla sostanza vischiosa che si forma sulle foglie degli alberi e che viene raccolta dalle api.

QUI NASCONO I GRANDI VINI
Sono nettari doc e docg, rinomati a livello mondiale, quelli che da generazioni vengono prodotti sulle colline che circondano Alba. Un territorio di origine morenico-alluvionale, che trova le giuste condizioni climatiche per favorire la crescita di prestigiose uve, dalle particolari proprietà organolettiche. Ecco allora vitigni autoctoni come il Nebbiolo, adatto a lunghi invecchiamenti, che in purezza si declina in gioielli enologici quali il Barolo docg, di grande struttura, con un bouquet complesso al profumo di frutta e spezie; il Barbaresco docg, che si distingue per le sfumature brillanti e le note di frutti rossi; il Nebbiolo d’Alba doc, con il suo insieme armonico di sentori, che vanno dal lampone alla vaniglia. Senza dimenticare il Dolcetto, da cui si ottengono vini come il Diano d’Alba docg, il Dogliani docg e il Dolcetto d’Alba doc, caratterizzato da un colore rosso rubino e un sapore asciutto. Oltre al Barbera, padre della Barbera d’Alba doc, che con le sue nuance purpuree assicura sorsi versatili e aromatici. Un arcobaleno nettarino, che non si fa mancare l’effervescenza degli spumanti metodo classico marchiati Alta Langa docg, i toni giovani e freschi del Pelaverga Piccolo, alla base del Verduno Pelaverga doc, o le gradazioni paglierine del Favorita, che siglano il Langhe Favorita doc. Nettari su cui ogni anno si accendono i riflettori nel corso di Vinum, la kermesse albese dedicata a Bacco, e che si possono scoprire visitando le storiche cantine della zona.

alba

UN PANORAMA DA CHEF
Al centro di un suggestivo territorio costellato di borghi arroccati e castelli, Alba è il capoluogo di una zona ad alto tasso gourmet e testimonia lo spiccato dinamismo della scena gastronomica locale. Non a caso, lo storico Teatro Sociale cittadino, celebre per la spettacolare sala a ferro di cavallo, ha da poco ospitato la finale della selezione italiana per il Bocuse d’Or. Nella vicina Bra, poi, si laureano i dottori del gusto, all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, ma si decidono anche le sorti della biodiversità, grazie alla Fondazione Slow Food, portavoce di istanze etiche e sostenibili, che si sono diffuse nel mondo partendo proprio da queste colline. Terreno fertile anche per i talenti ai fornelli, con un’altissima concentrazione di chef stellati (15 nella sola provincia di Cuneo, tra Langhe e Roero). Nel cuore di Alba, la cucina creativaraggiunge i vertici al Piazza Duomo, affacciato sulla cattedrale di San Lorenzo. Alla regia? C’è il cuoco tre stelle Michelin Enrico Crippa, fuoriclasse che ha portato il ristorante al quindicesimo posto nella classifica dei World’s 50 Best Restaurants. Sempre ad Alba, splende l’astro della Locanda del Pilone, dove il giovane Federico Gallo omaggia i sapori locali con un piglio decisamente contemporaneo, con piatti come lo scamone al vino rosso e verdure al brasato piemontese, da assaggiare osservando il panorama collinare.

A proposito di scorci romantici, da non perdere una passeggiata per le stradine in ciottoli de La Morra, uno dei paesi con la vista più affascinante della zona: un borgo medievale incorniciato dai vigneti del Barolo, da ammirare salendo in cima alla Torre Campanaria. Qui si trova un’altra oasi stellata, il ristorante Massimo Camia, perfetto per degustare creazioni che rivisitano i classici del posto come Il nuovo tonnato. Negli spazi di Villa Fontanafredda, a Serralunga d’Alba, celebre per il suo castello trecentesco, ecco un’altra stella: il Guido Ristorante, dove lo chef Ugo Alciati interpreta le eccellenze regionali prendendo per la gola con agnolotti e peperoni farciti al forno. E se a La Madernassa di Guarene il giovane Michelangelo Mammoliti (neostellato 2017) sorprende con una grande padronanza delle tecniche culinarie, che esalta erbe selvatiche, germogli e fiori collinari, a Piobesi d’Alba si incontra il 21.9, entrato nel firmamento Michelin sempre da un anno, regno dello chef Flavio Costa, che nei locali della Tenuta Carretta permette di assaporare piatti di mare e di terra, non dimenticando di celebrare la tradizione gastronomica langarola. Da oggi, targata Unesco.

Info cella: www.cellavinaria.wordpress.com • #cellavinaria10 •  

   

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