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L'ANTICA TORINO E LA RED BULL...CHE STORIA!

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(www.enopress.it) C’era una volta... questa storia si perde nella leggenda e narra di un Toro che salvò una città che come ringraziamento prese il nome da questo valoroso animale e lo inserì nel suo stemma. Se gli studiosi ritengono che il nome di Augusta Taurinorum derivi dalle popolazioni celto-liguri che vi abitavano in origine e più precisamente dalla parola Thorche nell’antica lingua di questi popoli significa “monte”, il mito racconta di una storia sicuramente più romantica e incredibile, ovvero quella del Toro ebbro di vino che salvò la città. Cosa c'entra allora la moderna bevanda energetica denominata Red Bull? Se continuiamo a leggere di certo rimarremo sorpresi.

toro

Tanti millenni addietro, nella bruma nascosta dei tempi, quando l’attuale Piemonte, e in particolare la plaga di Torino, non erano che una pianura colma di boschi e di acquitrini, nasceva la leggenda di Torino.
L’uomo aveva appena finito di esistere come un cavernicolo e la terra che prima era mare si era colmata, con i detriti dei ghiacciai, coi ciottoli dei primi fiumi, si era formata colmandosi una pianura, ancora quasi oscura nella notte dei tempi. Taurasia, l’antica Torino, non era ancora. I suoi abitanti non erano sparsi per quelle plaghe non facili di vita umana, sparsi in capanne, su palafitte, in luoghi riposti: vivendo del poco che la terra poteva donare, anche se si era ai primi bagliori della contadineria. L’uomo viveva ancora, in gran parte, di caccia e anche dell’allevamento degli animali. E proprio a quel tempo che si aggancia l’antica leggenda di Torino, del toro che abbatte il serpente immondo, il drago, in quei boschi che l’attorniavano. Questa gente che abitava non una città come le nostre, ma sparsa e solitaria nelle campagne, viveva anche di terrore, perché in uno dei boschi che si affacciavano sul fiume fluente, l’antico Padus, viveva, racconta il mito, un drago feroce, che dalle sue fauci spalancate emanava fuoco e fiamme. La immediata paura veniva dal vedersi le povere e poche greggi, i pochi animali allevati, divorati nelle notti di Plenilunio da questo drago che infestava le poche terre libere dai boschi e dagli acquitrini. Già in quegli abitanti, così lontani da noi nel tempo, viveva lo spirito tenace dei progenitori di questi torinesi d’oggi. Come combattere questo essere feroce che infestava questi boschi e assottigliava le già poche risorse che essi avevano per vivere?

Fu scelto, per combatterlo, un toro, un grande toro possente, rosso di pelo; era l’ultima risorsa per salvarsi e difendersi da quel mostro orrendo. Il toro, audace, con le sue membra possenti, le sua corna aguzze, si inoltrò nei boschi alla ricerca di quel mostro; non difficile ricerca, perché oltre alle sue rovine sparse lungo il suo passaggio, il mostro emanava fuoco, fiamme, fumo e il frastuono era immenso e spaventoso. Ma il coraggioso toro andò per la foresta, per il bosco oscuro a cercare il suo nemico, il nemico dei suoi padroni. Per renderlo ancora più forte e per aumentare le possibilità di vittoria, gli abitanti della città diedero da bere all’animale una mistura di acqua, vino rosso e altre antiche spezie. Ed in effetti questa bevanda rese il toro ancora più battagliero, potente ed impaziente. Dopo che ebbe bevuto questo “elisir” il toro rosso fu portato nel bosco e la lotta con il drago ebbe inizio. Il valoroso animale, battendosi con tutte le sue forze, riuscì a ferire con le corna la pericolosa creatura e alla fine ebbe la meglio riuscendo ad ucciderlo. E giunse al drago e subito ingaggiò una lotta feroce, tremenda, in cui si mescolavano le fiamme e il fumo al vivido sangue del toro. Ma l’animale possente non desistette e dette fondo a tutte le sue forze, per abbattere l’immondo drago. E dopo ore di lotta in cui si univano la forza ed il coraggio, contro la ferocia e i mezzi sovrumani del mostro, ebbe alla fine vittoria il toro. Il drago fu ucciso e immerso nel proprio sangue dette l’ultimo alito di fiamme e di fuoco. Il toro ritornò alla pianura, alle capanne dei primi abitanti di queste plaghe che, vedendolo uscire dal bosco, quando lo credevano ormai divorato dal mostro feroce, senz’altro lo festeggiarono con grida, con grandi gesti, quei pochi che lo conoscevano allora, essendo ancora quelle tribù assai primitive.

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Il toro aveva vinto e questa vittoria era un simbolo che avrebbe seguito le nostre plaghe per tutti i secoli a venire. Era un sogno possente di forza, di coraggio, di abnegazione. Con la sua abnegazione, con quel sangue versato, egli aveva liberato i suoi padroni, i torinesi di allora, i primi taurisei, quando ancora Torino non era città, quando ancora non era Taurasia. L’antica Taurasia che avrebbe fondato, poco tempo dopo, il principe Eridano pervenendo dall’Egitto. L’argenteo fiume, l’antico Padus, che era nato dalle terre che si erano convogliate nella pianura dove prima, anticamente, il mare Padus si univa quasi al Mediterraneo; questo mare Padus che non era che un mare che si univa poi all’Adriatico, si era man mano ritirato lasciando quelle pianure per la vita di questi antichi abitatori. Il toro aveva vinto; il toro avrebbe sempre vinto; questa forza, questa possenza che era chiara nella visione di questo animale forte, vivo, sprezzante del pericolo, diveniva per le sue gesta vittoriose simbolo di quel popolo che avrebbe vissuto con fervore, nei secoli, su quelle terre, ove stava per sorgere Taurasia.
Non era ancora una città. Era un pullulare di antiche capanne, ove questi primi uomini davano la stura alla storia della nostra città. Era vero che un serpente terribile, questo drago detto delle Alpi, li aveva fatti tremare di terrore, perché non badava né ai bimbi né hai viaggiatori, né a persone di passaggio. Nessuno poteva attraversare quelle plaghe, quelle foreste. Ma venne questo toro liberatore, venuto nel tripudio degli antichi abitanti a dare il via alla forza d’animo che avrebbe sempre pervaso questo nostro popolo. E fu allora forse che nacque l’effige del toro come simbolo di Torino, simbolo naturalmente di vittoria sul male, di vittoria sul drago; di vittoria su tutto quanto era contrario alla vita e alla floridezza della nostre plaghe. E questo toro noi ritroveremo negli scavi della romana antica Industria come simbolo già conosciuto fin dagli antichi Celti che abitavano le plaghe in riva al Po. E in qualche moneta romana ritroviamo questo toro con una stella, una stella alta sul capo, fra le corna. Questo magnifico simbolo di Torino, con la stella della sua fortuna.red

Da questo salvatore deriverà il nome di Torino ed il legame che ancora oggi la città ha con questo animale, simbolo di forza, tenacia, coraggio e libertà, ritenute virtù del popolo torinese. Una leggenda che si perde nella notte dei tempi, ma il cui protagonista è ancora oggi il simbolo indiscusso della città. Potremmo dire...quando la leggenda diventa storia! Da questa storia presero spunto due realtà moderne ben precise e più materiali: il toro rosso o granata della mitica squadra del Torino e, ancor più curiosamente una moderna bevanda energetica con simbolo proprio un possente toro rosso; una bevanda forte e potente chiamata commercialmente Red Bull che tradotto non è altro che Toro Rosso, erede della potente e antichissima bevanda-mistura che aumentò la sua forza per sconfiggere il Drago. Leggenda e realtà, magari commerciale, a volte viaggiano a braccetto.

Un'altra curiosità...più recente.

Proprio qualche tempo fa, il general manager della Red Bull Italia, il portoghese Pedro Silva Nunes, è stato a Torino per preparare un dossier che a settembre consegnerà a Dietrich Mateschitz, padrone della multinazionale con sede a Salisburgo. Titolo del dossier: «Possibile acquisto del Toro». Nunes ha compiuto coi tecnici del Comune un sopralluogo allo stadio Olimpico e al Filadelfia. Ha mangiato una pizza «da Davidone», davanti al Filadelfia, dove ha chiesto di bere una Red Bull, incassando la battuta speranzosa del cameriere («Magari ci comprassero!»), che era ignaro di trovarsi davanti a un importante dirigente del gruppo. Sarà forse che l'antico legame tra la druidica bevanda taurina e la moderna società produttrice della bevanda energetica va, inevitabilmente ad incontrarsi? Noi lo speriamo proprio...suggestivo, no?

Info cella: www.cellavinaria.wordpress.com • @cellavinaria10 •

   

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