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L'ESPRESSO E LA 'BOTTIGLIA' DI GNAFFO

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OVVERO IL SUOLO DA BERE

(www.enopress.it). Siamo capitati a leggere il trafiletto ‘Bottiglia’ su L’Espresso del 25 marzo, firmata da Andrea Grignaffini  (Facebook.com/viniespresso) e ne siamo rimasti sinceramente colpiti.

È dai tempi di Veronelli (suo ispiratore come si desume in Identità Golose) che non leggevamo di tanta esaltazione del ‘terroir’ come nella pur brevissima recensione del Trebbiano d’Abruzzo della linea Probe di Angela Velenosi. Una colonnina di 10 righe e di scarse 90 parole che spiegano la particolarità di un vino derivata tutta dalla mescola dei suoli: sedimentari, ma anche di origine pliocenica e miocenica. Quando la stoffa è data da un’argilla, ma moderata da una presenza di sabbia e limo.

0.Linea Prope Velenosi

Non conoscevamo molto dell’autore e così siamo andati alla ricerca di sue notizie che risultano tutte di gran rilievo e piene di stima da parte dei suoi colleghi che lo chiamano addirittura Gnaffo, come apprendiamo (http://www.identitagolose.it/sito/it/6/19058/chef-e-protagonisti/andrea-grignaffini.html?p=0) e ‘signore dell’enogastronomia’ (http://www.lemiebollicine.com/5386-andrea-grignaffini-passione-cultura-signore-enogastronomia/) 

Enopress il 3 marzo aveva dedicato alla linea Probe (la nuova linea di vini prodotti in Abruzzo da Velenosi) un ampio articolo con le stesse tre righe, riprese dal comunicato stampa Velenosi, sulla ‘mineralità di quei terreni, e cioè “suoli, di natura sedimentaria, sono una mescola di origine pliocenica e miocenica. L’argilla è ben presente, ma moderata dallo scheletro e da una presenza di sabbia e limo sufficiente. Resti di fondali oceanici impreziosiscono i nostri vini di una caratteristica mineralità”. Un inno alla mineralità che poi ha trovato nuova vita nel trafiletto de L’Espresso.

Ma Enopress non si fermava al solo suolo, nel ricordo dello storico ‘terroir’ di veronelliana memoria, e vi aggiungeva dettagli legati a fattori non meno importanti: esposizione dei vigneti, clima, locazione, altitudine, meteo, il viticoltore e la potatura capace e tanto altro. E pubblicava altri non minori dettagli, così come descritti da Angela Velenosi:: “La tenuta è caratterizzata da sinuosi declivi: i vigneti, grazie alla disposizione che va da Sud a Sud- Est, beneficiano di un’esposizione prolungata alla luce del sole e questo influisce positivamente sull’accrescimento delle piante e sui processi di maturazione delle uve”.

L’altitudine - siamo a 264 metri sul livello del mare - e la vicinanza alla montagna e al Mar Adriatico consentono ai venti mattutini di raggiungere i filari ed asciugare l’umidità della notte, evitando lo sviluppo di agenti patogeni. Il clima è quello dell’Italia centrale appenninica, con un inverno relativamente rigido, primavera fresca ed umida, estate calda e autunno lungo e temperato, con piogge abbondanti che arrivano dopo la raccolta.”

Il terroir è si unico e fa dei vini espressione della terra e, rispettandola, la raccontano, ma – ripetendo il ‘credo’ di Angela Velenosi - abbiamo inteso sottolineare tutto l’altro e cioè: “ solo l’amore per il proprio lavoro, il rispetto per la tradizione assieme alla valorizzazione del terroir possono determinare l’autenticità e la qualità di un vino. Questa convinzione ci ha portato ad affrontare una nuova scelta. Una scelta indissolubilmente legata a un’estrema attenzione alla qualità, attraverso le particolari cure che dedichiamo ai nostri vigneti”. Il vino prima di tutto e le sue qualità ed espressioni.”

Convinzioni, fatiche ma anche sogni tanto che la nota di Enopress ha dedicato una foto alle tre etichette di Prope, opera di un pittore del territorio, Osvaldo Licini, un’artista che è come il Montepulciano: l’espressione più vera del territorio. Lui ribelle e malinconico con i suoi angeli giganteschi a cavallo tra terra e cielo, che quando incontrano il proprio riflesso o la propria anima gemella si librano nello spazio e nel tempo, tenendosi per mano quasi in una danza. Con Licini - ci fa sapere Angela Velenosi - è stato colpo di fulmine, e anche coi suoi suoi Angeli Ribelli.

Giancarlo Panarella

- Invito al commento - Alla nota del direttore la redazione di Enopress Tasting e Wine Special aggiunge ulteriori considerazioni e un invito ai lettori di prendere parte alla discussione

Dunque parlare e presentare un vino a partire dalle caratteristiche morfologiche del terreno in cui sono coltivate le viti, diremmo che è molto importante, forse anche imprescindibile, ma senza dubbio anche limitativo.

Limitativo per diversi motivi. Il terreno non è, come abbiamo visto, l’unico elemento che contribuisce alla nascita dell’uva da cui poi si genera il vino. In tutto questo processo: terreno, viti, intervento dell’uomo, clima stagionale, raccolta, lavorazione dell’uva in cantina, vinificazione e affinamento è solo un aspetto, importante certo, ma pur sempre un solo aspetto, appunto, limitativo. Descrivere un vino è ben altra cosa. È prendere in esame anche gli altri elementi della catena produttiva. Insomma non si può parlare solo del terreno, per quanto speciale, riferendosi ad un vino. Bisogna prendere in considerazione anche le altre variabili che concorrono alla sua formazione, quelle umane soprattutto. Sì perché il vino è anche una creazione dell’anima, e non c’è mordente in una descrizione senza anima.

   

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