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L'ASTISECCO IL NUOVO MONDO CON LE BOLLICINE

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(www.enopress.it). L’ASTI Secco Docg nasce dall’uva Moscato bianco e da un progetto di ricerca che si è avvalso delle migliori professionalità e competenze per la valorizzazione di quest’uva unica.La tecnica di spumantizzazione alla cui messa a punto ha contribuito il laboratorio di ricerca del Consorzio di Tutela, prevede particolari condizioni di permanenza con lieviti selezionati che portano ad avere un quadro gustativo ed olfattivo equilibrato ed armonioso. Il risultato è unico e sorprendente. Con una spuma particolarmente fine e persistente, l’Asti Secco dona al palato una sensazione di freschezza che ne consente il consumo a tutto pasto. Al naso si possono apprezzare delicati aromi floreali (acacia, lavanda, salvia) e fruttati (mela, pera, banana). Ottimo come aperitivo, l’Asti Secco si abbina facilmente a salumi, formaggi freschi, carni bianche, pesce, crostacei e a primi piatti, come il risotto.

asti docg

«Rural Glam». Autentico, contadino, elegante. E’ l’Asti Secco, la terza via del Moscato per riconquistare quote di mercato sia in Italia che nel mondo.

Qualche giorno fa a Canelli, non a caso in piazza Carlo Gancia, si è celebrato il battesimo di questa variante della Docg «che mantiene i profumi del Moscato, ma ha un contenuto zuccherino inferiore – spiega Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio dell’Asti -. Un vino da aperitivo, da tutto pasto. Il pubblico è incuriosito: lo dimostra lo studio comparativo fatto su 900 potenziali acquirenti. Di questi 2 su 3 comprerebbero Asti Secco oltre agli altri spumanti che già conoscono».

Una variante dell’Asti che non rincorre il Prosecco, ma si inserisce in quella fetta di mercato che sono le bollicine, vera e propria moda mondiale che non accenna ad esaurirsi. Seppellite le asce di guerra con i veneti, produttori di Prosecco, «ci siamo chiariti, non abbiamo copiato nessuno – assicura Giorgio Ferrero, assessore regionale all’Agricoltura -. Ora dobbiamo unire le forze ed entrare nell’immaginario collettivo dei consumatori». Un percorso, una sfida possibile, «perché l’Asti Secco è speciale – assicura emozionato il presidente del Consorzio Romano Dogliotti -. Chi ha deciso di produrlo, di accettare la sfida è entusiasta. Ora arriveranno anche altre cantine».

La produzione in numeri. In poco più di 2 mesi sono circa 700 mila le bottiglie prodotte da 16 maison del Moscato. «Non escludo che anche grandi nomi possano iniziare a produrre dal 2018 – svela ai soci del Consorzio in vicepresidente Gianni Marzagalli -. Dopo due anni di battaglie eccoci qui a festeggiare tutti assieme questo battesimo». Per ora sono solo voci, ma Campari, multinazionale degli spirits, starebbe già sperimentando in cantina. Il battesimo di Canelli è stata un idea di Romano Dolgiotti. Contadino nell’animo ed imprenditore del vino nelle scelte ha voluto condividere con più di 500 vignaioli la road map della rinascita dell’Asti. Un percorso di crescita che ha bisogno di consapevolezza: «Dieci anni fa in Italia si vendevano 100 milioni di bottiglie di spumanti, di questi 40 milioni erano spumanti dolci – dichiara Giorgio Bosticco -. Ora la quota totale è di 120 milioni di bottiglie e le dolci sono scese a 25 mila unità». Serve un restyling. Un piano comunicativo che faccia sapere la mondo che esiste una terza via del Moscato «una via autentica e alla moda – spiega Maurizio Cisi, direttore di Hub09: l’agenzia di comunicazione che ha progettato la campagna marketing dell’Asti – per far capire al consumatore che con l’Asti non si fa festa solo a Natale, ma si può brindare tutto l’anno».

I fondi per la promozione. Intanto ci sono anche i fondi per la promozione: 1,3 milioni per il 2017 ed 1,5 milioni per il 2018. Il prossimo anno si potranno utilizzare anche i 4 milioni di euro che la Comunità Europea ha destinato per la promozione negli Stati Uniti. «Dobbiamo far capire a tutti i consumatori del mondo che il Moscato è unico al mondo – annota Maurizio Cisi -, genera un vino straordinario che nasce nelle terre patrimonio Unesco».

Debutto di Roma e Milano. Il Consorzio ha presentatol’Asti Secco alla stampa nazionale e internazionale il 21 novembre a Roma, ottenendo un grande successo, e il 28 sarà a Milano sperando di ottenere lo stesso. Il grande pubblico lo assaggerà durante il Bagna Cauda Day in programma il prossimo weekend in 160 ristoranti di tutto il mondo, verrà servito a circa 16 mila clienti. Diventano tre le denominazioni prodotte dalle uve Moscato in 52 Comuni del Piemonte: il 19 novembre a Canelli, dove 160 anni fa nacque il primo spumante italiano, davanti a 500 produttori il Consorzio di tutela ha presentato l'Asti secco, che si affianca ai tradizionali Asti docg e Moscato docg.

Alla cerimonia era presente anche l'assessore regionale all'Agricoltura, Giorgio Ferrero, che ha ricordato che “all'Asti secco ci ha lavorato anche la Regione. Ci darà prospettive importanti, senza voler copiare nessuno", ha aggiunto riferendosi alle polemiche con i produttori del Prosecco.

L’idea di proporre una tipologia di spumante con un residuo zuccherino decisamente inferiore a quello tradizionale è nata dalla volontà di rilanciare una denominazione che negli ultimi anni ha avvertito i segnali della crisi e si è avvalsa di un progetto di ricerca a cui hanno contribuito il laboratorio di analisi del Consorzio dell’Asti, il professor Rocco Di Stefano (tra i massimi esperti del settore enologico in Italia) e un nutrito gruppo di case spumantiere. Oggi sono 16 le aziende già pronte ad affrontare il mercato italiano ed estero, con una produzione iniziale di 600 mila bottiglie.

Target giovane. «Il nostro obiettivo - spiega il direttore del Consorzio dell’Asti, Giorgio Bosticco - è conquistare un target giovane, proponendo un consumo dall’aperitivo a tutto pasto, a cominciare dal territorio di produzione. Nelle prossime settimane partiranno attività di animazione nei principali bar e ristoranti dei 52 comuni della Denominazione, con eventi dedicati». Il posizionamento di prezzo? «Una bottiglia di Asti Secco si potrà trovare in enoteca a 8/8,90 euro e nella grande distribuzione a 6,49-6,99 euro». Al lancio della tipologia Secco si accompagna il riposizionamento della denominazione in generale, attraverso una nuova campagna istituzionale che intende sottolineare il valore del territorio con richiami ai paesaggi vitivinicoli Unesco.

La «Dolce valle» In quest’ambito si inserisce il progetto «La Dolce Valle», un patto di alleanza tra Asti e Alba con una serie di eventi sotto il segno della dolcezza dove spiccano Moscato, cioccolato, nocciole e miele.

La coltivazione del moscato in Piemonte si estende per circa 10mila ettari e le aziende viticole interessate sono 3.700. La produzione 2016 è stata di 85 milioni di bottiglie, di cui 54 milioni di Asti e 31 milioni di Moscato d’Asti. L’85% circa delle etichette superano i confini nazionali. Per il 2017 si attende un leggero miglioramento. «Considerato il trend positivo, in particolare del Moscato, la produzione di quest’anno viaggia verso gli 87 milioni di bottiglie» dice Bosticco. Riuscirà l’arrivo dell’Asti Secco a far ritornare la produzione sui livelli di qualche anno fa, quando si superavano i cento milioni di bottiglie?

La polemica con il fratello-nemico Prosecco si sta facendo davvero incalzante e, crediamo durerà per molto tempo. Di certo questo nuovo prodotto visto dalla nostra personale prospettiva, darà filo da torcere a tante cantine produttrici di bollicine. Il lavoro è stato fatto davvero in grande sia riferito alla qualità che alla presentazione fino all'immagine mediatica in special-modo riferita al mercato estero. Noi lo abbiamo provato e riteniamo che gli enologi “creatori” dell'Astisecco abbiano fatto centro e, lo stesso centro è stato ripetuto da coloro che hanno creato la sua immagine. La produzione iniziale dovrebbe partire da 500-600.000 bottiglie e da parte nostra un affettuoso in bocca al lupo!

Info cella: www.cellavinaria.wordpress.com • @cellavinaria10 •

   

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