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WHISKY AND WHISKEY IN SEI DOMANDE A PINO PERRONE

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Intervista in esclusiva per Enopress del Whisky Consultant del Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland

(www.enopress.it) Non solo Scozia, il distillato di orzo è ora diffuso e prodotto in più continenti  (in America il Bourbon si distingue dallo Scotch anche per una e nellla parola Whiskey) e Pino Perrone ne è il profondo conoscitore. Si deve alla sua consulenza il più importante festival di settore italiano, la cui settima edizione si tiene a Roma, sabato 3 e domenica 4 marzo 2018, presso il Salone delle Fontane all'Eur.

locandina ROMA WHISKY FESTIVAL 2018

1 - Roma Whisky festival, cambio di nome da Spirit of Scotland, ma stessa forza e sostanza, quali le ragioni del cambio e quali le novità della prossima edizione che si terrà nella Capitale il 3 e 4 marzo?

Cambiare il nome era diventata ormai un’esigenza. Ospitiamo da anni altre nazioni , oltre alla Scozia produttrici di whisky e nuove ne ospiteremo quest’anno. Per rispetto nei loro confronti abbiamo ritenuto doveroso modificare denominazione togliendo quel 'Scotland2 al quale ci eravamo tanto affezionati. Questa la prima novità. La seconda epocale è la massiccia apertura ai distillati di vino cominciando con i Cognac e gli Armagnac. La motivazione è presto detta. Pensiamo che il Cognac sia indubbiamente l’altro distillato che abbia la stessa eleganza e profondità del nostro whisky. Inoltre, per troppo tempo è rimasto a latere e crediamo proprio sia giunto il momento della sua riscossa. Terza. Tantissime ma proprio tantissime masterclass, e di gran livello! Trovate il programma completo al link www.romawhiskyfestival.it 

PINO PERRONE 12 web

2 - Quali invece i "cavalli di battaglia" che rimangono invariati nella formula?

Certamente i seminari della mixology e i sei, qualificati cocktail bar che si cimenteranno con drink a base whisky. Stand dove si potranno trovare whisky in mescita, quelli noti e le novità assolute. Atmosfera cordiale ed elegante, un po' di musica e tanto pubblico, come nelle scorse edizioni, ci auguriamo.

3 - Come è cambiato il pubblico e la figura dell'appassionato e dell'intenditore di whisky in questi anni?

E veramente un piacere notare come di anno in anno, alcune persone che muovevano solamente i primi passi, ora siano in grado di poter dire la loro e spesso “prendendoci”. Questo gratifica molto il nostro lavoro. Attenzione a non sentirsi arrivati, però. Personalmente, dopo 25 anni d’assaggi, non passa giorno dove non impari qualcosa. A parte questo, il pubblico è sempre più curioso ed esigente. Non ci semplifica la vita nell’organizzazione di un evento quale il nostro ma preferiamo di gran lunga così.

4 - Ci racconta come si degusta al meglio un whisky?

Il mio refrain preferito è avere del tempo a disposizione. Non trangugitare ma dargli tempo per aprirsi ed evolvere. Secondo la temperatura di servizio consigliata è attorno ai 18 gradi. Adoperare un giusto bicchiere a tulipano. Gradualmente avvicinarlo al naso, dopo averlo osservato, fare interessare entrambe le narici e muovere il bicchiere dal basso all’alto per potere raccogliere ogni tipologia di aromi. Infine, assaggiarlo. Un primo sorso misurato, per far abituare la nostra bocca al nuovo ospite. Cercare di spingerlo con la lingua in ogni parte della bocca. Successivamente un assaggio più corposo e aiutarsi con la respirazione nella deglutizione.

5 - La mixology e i barman che 'sperimentano' con i distillati per i loro cocktail come hanno cambiato il consumo di whisky negli ultimi anni?

Hanno certamente contribuito ad avvicinare una buona parte di pubblico che diversamente non sarebbe arrivata a questo distillato. Soprattutto per i giovani e il fatto che questi, generalmente, siano più soggetti a bere in maniera sconsiderata, ha in una certa misura 'qualificato' il suo consumo. Da cosa nasce cosa e indubbiamente l’avere finalmente usato del whisky nelle creazioni dei drink, avrà fatto da volano alla conoscenza dello stesso.

6 - Grande la 'moda' dei whisky giapponesi o un successo meritato? Quali sono le caratteristiche del distillato nel Sol Levante?

Entrambe le cose, direi. Che siano di moda è fuor di discussione. Chi non è operatore del settore non può rendersene conto. Avendo anche una boutique che vende bottiglie di whisky (a via Margutta, a Roma, ndr), vi assicuro che la richiesta degli whisky giapponesi è quasi diventata totalizzante. Un certo merito lo hanno, non sostengo che non siano di qualità. Alcuni sono ottimi. Purtroppo sono di difficile, anzi difficilissima reperibilità. Quel poco che si trova è prodotto corretto ma che certamente non è quello che ha costruito il mito. Bisogna fare molta attenzione a questo, per non rischiare di acquistare degli “ideogrammi” come sovente scrivo e dico. Per quel che concerne le caratteristiche, una nota abbastanza comune a tutti la hanno. Godono tutti di morbidezza e sobrietà. Si tende a prediligere l’eleganza e la dolcezza, con facilità di beva e poca pungenza. Quindi, kampai!

- Programma completo Roma Whisky Festival al link www.romawhiskyfestival.it 

   

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