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LA 'SPREMUTA DI GIORNALI' DI GIORGIO DELL'ARTI - N. 5

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"ANTEPRIMA" - STAMATTINA Lunedì 5 febbraio 2018

(www.enopress.it). Ritorna la rassegna settimanale della stampa di Giorgio Dell'Arti - Particolarmente lunga  (tempo di lettura 11 minuti) considerata  la pausa, Enopress ne pubblica un estratto  • Anteprima non esce il sabato e la domenica. Oggi la rubrica Prima pagina è quindi più lunga del solito • Per abbonarsi ad Anteprima bisogna andare sul sito anteprima.news e seguire le istruzioni.

0.rassegna stampa

Clamoroso

Luca Poniz, leader di Magistratura democratica, si disegna i vestiti da solo [Fazzo, Giornale].

Prima pagina
• Venti madri, mogli o sorelle di mafiosi, o mafiose esse stesse, hanno chiesto a Roberto Di Bella, presidente del tribunale dei minori di Reggio Calabria, di toglier loro i figli e affidarli ad altri padri e madri, affinché crescano lontani dagli usi e dalla mentalità della malavita. I nomi delle madri sono segreti. Una Paola di 35 anni: «Mio padre era stato ucciso dalla mafia, lo stesso mio fratello e i miei zii. Tre anni fa guardavo i miei due figli di 15 e 12 anni: il grande andava su internet per cercare informazioni sul nostro clan, aveva il mito dello zio ergastolano e si era convinto che andare in carcere fosse una tappa obbligata per ottenere rispetto. Il piccolo era fissato con i fucili a pompa, conosceva il nome di ogni pezzo. Ero tormentata ma alla fine ho detto a Di Bella “li do a voi, portateli via da qui”». Adesso il piccolo si trova in una comunità in Calabria, non parla più di fucili a pompa e frequenta corsi di judo. Il grande lavora in una pasticceria del Centro Italia» [Tonacci, Rep].

• Poco dopo le 11 di sabato mattina un Luca Traini, 28 anni, capelli rasati a zero, pizzetto, sguardo ricercatamente truce, gira a bordo di un’Alfa 147 nera e si mette a sparare per le strade di Macerata. Prende di mira la gente di colore. I primi colpi in corso Cairoli, contro due giovani immigrati. Un terzo giovane resta ferito in via dei Velini. Il quarto bersaglio è una donna africana, raggiunta dai proiettili nella zona della stazione. Si sentono colpi di pistola anche dalle parti di Innocent Oseghale, lo spacciatore nigeriano arrestato con l’accusa di aver ucciso e fatto a pezzi la diciottenne romana Pamela Mastropietro. Nella sua furia Traini spara anche contro la sede del Pd. Il bilancio finale è di sei feriti, due in prognosi riservata, tutti originari dell’Africa subsahariana. La faccenda è andata avanti un paio d'ore. Il sindaco di Macerata, Romano Carancini (Pd), ha fatto in tempo a lanciare appelli: i cittadini restino chiusi in casa casa, i ragazzi non escano da scuola. Intanto in tutta la città si organizzavano posti di blocco. Le sparatorie sono finite alle 13, in piazza della Vittoria. Traini è sceso dalla macchina, s'è tolto il giubbotto, s'è messo sulle spalle una bandiera tricolore, ha salito i gradini del monumento ai caduti, s'è girato verso la piazza, ha levato la mano nel saluto fascista, ha gridato: «Viva l’Italia». Sono arrivati i carabinieri e s'è lasciato prendere senza opporre resistenza e, con estrema lucidità, ha ammesso di essere il responsabile della sparatoria. A bordo dell’auto sono state trovate la pistola con due caricatori vuoti e una tuta mimetica, poi appunti a penna e bottiglie d’acqua. Dopo questo episodio, Berlusconi ha detto: «Gli immigrati sono una bomba sociale, 600 mila non hanno diritto di restare. Vivono di espedienti e di reati».
Traini abita in provincia, a Corridonia, dove l'anno scorso s'è fatto candidare dalla Lega per le comunali (zero voti). Incensurato, un metro e ottanta, culturista, un tatuaggio con la forma stilizzata di una svastica sulla fronte. Frequenta la palestra Robbys di Macerata, il cui proprietario, Francesco Clerico, ha raccontato: «Lo conosco da dieci anni. Aveva una situazione familiare disastrosa: il padre se n’era andato quando era piccolo e la madre, anche lei con grossi problemi, lo aveva cacciato di recente. Viveva con la nonna. Frequentava gli ambienti di estrema destra. È stato trascinato, per lui questi di destra erano come una famiglia, quella che non ha mai avuto. È peggiorato molto dopo che l’ha lasciato la fidanzata. Credo fosse in cura, da uno psichiatra o da uno psicologo. Diceva che lo avevano definito “borderline”. Di questo “borderline” si vantava».

• Le Spice Girls sono pronte a tornare insieme per uno speciale tv, un disco e un concerto (forse in Cina). Ha ceduto anche Victoria Beckham, a cui è stato assicurato che canterà in playback. Compenso per ognuna delle cinque: dieci milioni di sterline (undici milioni di euro).
«Evidentemente hanno finito i soldi» (commento di Valempirica su TgCom).

• Ieri sera almeno 110 milioni di americani (e 50 milioni di non americani) hanno assistito alla finale del Super Bowl di Minneapolis, New England Patriots contro Philadelphia Eagles (la squadra di Donald Trump, che poi, per la prima volta, ha vinto). Ogni spot di trenta secondi è stato pagato 5 milioni di dollari. La rete Nbc, che ha trasmesso la partita, conta su un utile di mezzo miliardo [Eurosport].
La settimana del Super Bowl genera sempre un aumento di certi generi di consumo. Quest'anno: salsa barbecue +41%, formaggi lavorati +19%, pizza surgelata +17%, würstel e snack salati +15%, birra +13%, liquori +12% [Rep].

Papa Francesco si appresta a riconoscere i sette vescovi cattolici nominati dal governo di Pechino, che fino ad oggi erano immediatamente scomunicati. La speranza vaticana è che Pechino faccia lo stesso con i vescovi cinesi nominati da Roma, messi di solito in galera. La normalizzazione dei rapporti tra i due sarebbe a un passo.  Il cardinale cinese Joseph Zen Ze-Kiun, vescovo emerito di Hong Kong: «Francesco sta vendendo la Chiesa cattolica in Cina» [Rodari, Rep].

• Proteste per l'arrivo a Roma di Erdogan («mani sporche di sangue» ecc.), che oggi va anche dal papa per parlare soprattutto della questione Gerusalemme. Vedrà poi il cardinale Pietro Parolin, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (il Quirinale ha negato a Erdogan l'assaggiatore preventivo del cibo), il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Lo accompagnano la moglie e un seguito di 150 persone, compresa la scorta di 54 uomini. Alloggia all'hotel Excelsior di via Veneto. «Dobbiamo migliorare le nostre relazioni bilaterali con l’Italia. L’ex presidente Berlusconi è un caro amico e con lui avevamo avviato un’ottima collaborazione [...]. Dobbiamo ritrovare quel clima» (a Maurizio Molinari). In serata, il presidente turco vede i dirigenti di alcune aziende italiane. Non sono previste conferenze stampa. Nella sezione Oggi il link per leggere l'intervista a Erdogan di Maurizio Molinari.
Alessandro Orsini, sul Messaggero, ha sostenuto che con Erdogan l'Italia deve allearsi. Persa, a suo dire, la partita in Libia - dove Russia, Egitto e Francia sono troppo forti -, assai difficili quelle in Iran e in Niger, non resta che la quarta sponda turca: «La Turchia è alla ricerca di un partner privilegiato in Europa dopo il deterioramento dei rapporti con i suoi alleati tradizionali. L’Italia ha da chiedere a Erdogan un legame strategico. Il futuro dell’Italia dipende da una corretta valutazione del presente. Non ci sono dubbi sulla sua fase di arretramento nel Mediterraneo».

• Avendo saputo dal presidente uscente della Federal reserve, Janet Yellen, che i tassi d'interesse saliranno nel 2018 probabilmente quattro volte e non tre, e che si prevedono aumenti salariali in corso d'anno del 2,9%, Wall Street ha perso venerdì scorso il 2,54%, peggior seduta da due anni a questa parte. Giù anche le altre borse nel mondo.

• Un decreto del presidente del consiglio dei ministri risalente al 1994 (il presidente del consiglio dei ministri era a quell'epoca Berlusconi) renderebbe impossibile ciò che è possibile nel calcio, dove giocano squadre formate quasi solo da stranieri: un non italiano non potrebbe essere nominato direttore di un museo della Penisola. Non c'è reciprocità: molti studiosi italiani guidano musei stranieri, per  esempio Paola Antonelli cura il Dipartimento Architettura e Design del Moma di New York, Francesco Stocchi il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, Francesco Manacorda la V-A-C Foundation a Mosca dopo aver diretto la Tate Liverpool [Conti, CdS]. Nel frattempo le nomine decise dal ministro dei Beni culturali Franceschini nel 2015 sono state sospese dalla VI sezione del Consiglio di stato. Deciderà, non si sa ancora quando (ma tra molti mesi), l'adunanza plenaria del medesimo. Franceschini: «La riforma del 2015 è passata finora attraverso 16 decisioni del Tar e 6 del Consiglio di stato». Al rinnovo dell'incarico dei sette direttori stranieri nominati da Franceschini il 19 agosto 2015 manca poco più di un anno.
I magistrati amministrativi offrono «i propri servigi al governo (quindi alla politica) scrivendo le leggi, e al tempo stesso [sono] il tribunale competente a giudicare gli effetti di quelle stesse leggi. Capita così che un consigliere di Stato o un magistrato del Tar in qualità di capo dell’ufficio legislativo di un ministro sostenga un principio, giusto o sbagliato che sia, (per esempio che l’incarico di direttore dei musei italiani può essere anche un cittadino di altra nazionalità) e che un collegio di suoi colleghi affermi in giudizio esattamente il contrario. La giustificazione è che il consigliere di Stato legislatore, quando scrive un provvedimento, assolve una funzione diversa dal consigliere di Stato giudice. Ma resta comunque incomprensibile come la stessa magistratura possa dare della medesima legge interpretazioni addirittura opposte, soltanto perché si è cambiato il cappello» [Rizzo, Rep].

• Il Consiglio di Stato, applicando una precedente sentenza della Corte costituzionale, ha anche vietato i corsi in inglese agli atenei che li avevano istituiti, tra cui, per esempio, il Politecnico di Milano. «Tenere “intieri corsi di studio” in una lingua diversa dall’italiano viola almeno tre principi della nostra Carta: il primato dell’italiano, la parità di accesso all’istruzione universitaria e la libertà di insegnamento» [Ferrera, CdS].

• Decine di migliaia di manifestanti ad Atene non vogliono che il paese con capitale Skopje, a nome Fyrom, prossimo a entrare nella Nato, si chiami «Macedonia», come sta per concedere il premier Tsipras che si accinge a firmare un accordo in questo senso. «La Macedonia è Grecia», gridano i dimostranti, capitanati da Mikis Theodorakis.
Atene teme rivendicazioni future sulla parte settentrionale del proprio territorio e ancor più l’usurpazione di un caposaldo della propria identità storica.

• Da marzo 2013 a settembre 2017, Luigi Di Maio ha speso 402 mila euro in rimborsi, vale a dire 7.310 euro al mese [Panorama].

   

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