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ATTUALITA’ DAI GIORNALI E DALLE RIVISTE - N. 89

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VIGNE ITALIANE, SEI MILIARDI PER CENTO REGINE – Il fatturato delle maggiori aziende vitivinicole tricolori vale la metà del giro d’affari dell’intero settore. In cima alla classifica si confermano Cantine Riunite seguite da Caviro. Al terzo posto sale Antinori.  In uno ‘speciale’ dedicato all’industria del vino, veramente speciale a firma di Anna Di Martino, apparso su 3 pagine dell’ Economia, Corriere della Sera (Luglio 16, 2018). Un’ analisi finanziaria e delle performance di mercato di ben 104 aziende con un fatturato al di sopra dei 10 milioni di euro, supportata da documenti contabili, finanziari e di bilancio esemplificatiti in una nota che richiede lo spazio di una metà pagina, sia pure a caratteri assai minuti. “Tutte insieme – scrive Anna Di Martino – rappresentano 6,2 miliardi di fatturato, 148 mila ettari di vigne, tra proprietà e in affitto, 2 miliardi di bottiglie, 11.570 dipendenti”. E’ il biglietto da visita delle 104 maggiori case vitivinicole italiane presenti nella classifica 2017. In una speciale ed esclusiva graduatoria – tutta da leggere e da approfondire con grande attenzione – costruita tenendo conto dei risultati di bilancio dell’ultimo esercizio, fotografia dell’industria nazionale del vino, che diventa ogni anno più importante. Le 104 aziende rappresentano infatti il 47,6 del giro d’affari dell’intero settore e si aggiudica il 62,3% del  totale export, mentre sul mercato domestico il peso è più contenuto ed è pari al 32,5%. Complessivamente le aziende in graduatoria hanno spuntato un incremento di fatturato del 5,7% che sale al 7% nelle vendite all’estero e scende al 3,7% in Italia. Il servizio offre inoltre allettanti approfondimenti e spunti quali medaglieri e classifiche che vanno dai ‘top 10’ a leader di redditività, i campioni oltre frontiera  (con incremento del fatturato estero superiore al 17% - Varvaglione, la prima con un + 61%); Grandi superfici (primo Antinori con 2880 ettari); Affari in bottiglia (aziende con oltre 26 milioni di bottiglie vendute– Enoitalia sul podio  con 98,0); Gli sprinter del fatturato  (incremento  del giro d’affari *14,5% - Cantina di Caldaro prima con +66%); Quanto pesa l’estero (quota del fatturato estero superiore all’87% - con Adria Vini + 98,40%). Non solo classifiche, ma anche icone e medaglie ai più bravi quali le prime tre aziende classificate e ad imprenditori come Giorgio Pizzolo, proprietario di Enoitalia, che ha prodotto 98 milioni di bottiglie, dieci mioni in più dell’anno precedente. Ed inoltre, analisi di bilanci e risultati al titolo UN GRANDE ‘ROSSO’ IN CANTINA VALE UN MARGINE A DUE CIFRE a firma A.D.M. in un campionato di redditività che vede continuare la sfida tra mondo cooperativo e ‘famiglie’ e dinastie. Anche il successo nell’export trova un suo tutto speciale medagliere al titolo SE L’EXPORT E’ QUASI) TUTTO IL BUSINESS DELLA CASA. I dettagli al sito www.annadimartino.it 

0.rassegna stampa

DOM PERIGNON, APERTA LA CACCIA ALL’ULTIMO MILLESIMATO FIRMATO DA GEOFFROY – Svolta storica per la maison di Champagne tra le più famose al mondo: il maestro di cantina lascia dopo 28 anni. Il passaggio del testimone alla presentazione del nuovo vintage. Cosa fa di uno champagne un prodotto unico? Spiegare, raccontare, stupire coinvolgendo il consumatore è la chiave di volta delle strategie di markering. Così Paola Jadeluca su Affari&Finanza (Luglio 16, 2028) quando spiega il il marketing innovativo che porta in alto i calici. Tanto in alto che sono ben 65,6 milioni le bottiglie di champagne vendute da Lvmh con tutti i marchi in portafoglio, da Moet&Chandon a Krug, da Dom Perignon a Veuve Cliquot e Mercier. E le cerimonie del marketing si sono tenute a Hautvilliers e,poi, a Epernay con il passaggio di testimone tra maestri di cantina. “Non mi occuperò più di vino – ha detto Richard Geoffroy – non esiste un percorso del vino dopo Dom Perignon”. A sostituirlo sarà Vincent Chaperon che ha lavorato al suo fianco per 13 anni.

BORDEAUX, UNA PESSIMA ANNATA: NEGOZIANTI IN CRISI – Gli esperti del Liv-Ex registrano acquisti dimezzati nella fase di prenotazione dovuti a quotazioni troppo elevate rispetto alla qualità. Un trend  che penalizza soprattutto i brand minori. I trader all’ingrosso limano i margini. E’ il warning sull’annat 2017 ripreso nell’artico a firma p.jad (Affari&Finanza (Luglio 16, 2018) quando gli analisti del Liv-ex, il mercato secondario di Londra registrano vendite dimezzate rispetto al 2016 per le vendite En promeur. In termini di volumi, il venduto è crollato del 60%. E si assiste ad una forte pressione sui prezzi tanto che, sempre secondo gli analisti di Liv-ex, è un ribasso dei prezzi sulle bottiglie che poi saranno fisicamente trattate da negociants e acquirenti.

LASSU’ SULLE MONTAGNE...IN VALLE D’AOSTO IL BIANCO NON E’ SOLO IL MONTE MA UN VINO AFFASCINANTE – Lasciatevi sedurre dal ‘priè blanc’, vitigno base del Blanc de Morgex et de la Salle – Nasce dalla regione più piccola e montuosa d’Italia, la Valle, come la chiamano affettuosamente i suoi abitanti. “Pochi pensano, scrive Franco Santini su Le Fiamme d’Argento, rivista dell’Associazione Nazionale Carabinieri (Maggio-Giugno 2018), che in un territorio così difficile e impervio possano nascere alcuni dei vini bianchi più affascinanti e originali della penisola”. E’ il caso del priè blanc alla base della piccolissima Doc Blanc de Morgex et de La Salle, due piccoli comuni ad ovest di Aosta. Un bianco di montagna che nasce tra i 700 e i 1200 metri di quota dove  l’uva abita da secoli. Scrive ancora Santini: “Oggi a fare vino sono solo in sei: una cooperative, La Cave de Mont Blanc, eccellente a valida su tutta la linea (tra cui da provare un eccellente esperimento di spumantizzazione a più di 3mila metri di quota sul Monte Bianco) e cinque piccoli artigiani del vino. Ermes Pavese è quello senz’altro più noto grazie ai tanti riconoscimenti. Il suo prodotto più classico ha ‘semplicemente’ il nome della denominazione, fa numero e nelle migliore annate se ne produco 30 mila bottiglie. C’è poi il Cru, Le Sette Scalinate del vigneto eletto, l’appezzamento più piccolo che produce solo 250-300 magnum l’anno, “un vino puro, cristallino, che alterna note agrumate ad una mineralità quasi salina. Ricorda invece i grandi chardonnay” il Natham, esperimento di vinificazione in legno che ha riscosso tantissimi premi”. Rafforzano la gamma il vino dolce Ninive, una sorta di Eiwein da uve congelate raccolte a dicembre ed una serie di spumanti metodo classico con la dicitura Pavese, dal nome di famiglia come i grandi champagne.

“MISCELARE”, IL MANUALE DI MIXOLOGY CHE MANCAVA – E’ il Barfly di Marco Cremonesi (Corriere della Sera, Luglio 6,2018). Maledizione, quando le avete provate tutte, scrive Cremonesi, e la vostra formula non decolla, “è in quel momento che capite di aver bisogno di ‘Miscelare’ il Manuale di miscelazione classica, moderna e contemporanea scritto per Hoepli da Federico Mastellari e Giovanni Ceccarelli, due dei migliori insegnati mixologist che  conosco”.

IL RAPPORTO DELLA FONDAZIONE ITALIA CINA – Quale spazio per le imprese italiane con i piani del gigante asiatico – Romiti: non abbassare la guardia. Bombassei: consumi in forte crescita. Cesare Romiti ha passato il testimone ad Alberto Bombassei per la guida della Fondazione italia Cina che ora è alle prese con il piano Made in China 2025. Se ne occupa Dario Di Vico (Corriere della Sera, Luglio 16, 2018) illustrando il senso della sfida hi-tech che la Fondazione Itali Cina definisce “cruciale per gli investitori italiani” e cerca di accompagnare in nostri industriali in questa nuova fase: sono due le raccomandazioni di fondo che fornisce affinchè le multinazionali tascabili tricolori non perdano il vantaggio competitivo di cui godono.  La prima va nella direzione di scegliere le ‘finestre di opportunità’ nelle quali l’industri cinese avrà bisogno della tecnologia straniera, mentre la seconda raccomandazione è rivolta a quelle imprese che non sono coinvolte in Cina e che nelle tecnologie avanzate potranno raccogliere la sfida. E’ il caso di imprenditori come Antonio Bombassei fondatore del Gruppo Brembo e da pochi giorni presidente della Fondazione Italia Cina.

   

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