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ELOGIO DEL ROSATO

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(www.enopress.it). Nonostante in Italia si produca un'ampia gamma di vini rosati che va dai Chiaretti gardesani ai Cerasuoli aprutini, sino ai rosati del Salento, ancora oggi sono snobbati dal grande pubblico. Un fenomeno poco comprensibile, che mortifica una tipologia di vini variegata e fascinosa.

Se gli spumanti in rosa da qualche anno stanno vivendo una stagione relativamente felice, non è così per i vini fermi che sono ben lungi dall’aver guadagnato una giusta posizione di mercato, limitandosi a ottenere consensi quasi solo nei rispettivi territori di origine.

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Qualcosa, però, sta cambiando. L'ultimo Vinitaly ha offerto l'occasione per fare il punto sul "tema rosato", sulle recenti tendenze del mercato e le sfumature di rosa ad esso connesse. La sua identità rosa non è definita, o meglio, ha almeno tre frecce al suo arco, tre paradigmi rosa differenti. La diatriba è tra rispetto della tradizione - quindi un vino dal colore carico - o gusto dei mercati, etichette rosa pallido di stile provenzale. A queste si aggiunge una terza via, quella dei rosati d'Italia, un "dream team pink" che vuole promuovere il prodotto nazionale tenendo conto però delle differenti peculiarità dei vitigni e dei territori.

Per questo motivo è nato il protocollo d’intesa per i vini rosati d’Italia che vede coinvolti il Consorzio di Tutela dei Vini Castel del Monte, il Consorzio di Tutela del vino Bardolino, il Consorzio Valtènesi, il Consorzio di Tutela dei Vini d’Abruzzo e il Consorzio di Tutela dei Vini Salice Salentino.

Le cinque realtà rosatiste italiane uniscono il proprio impegno per la promozione e la diffusione, in Italia e all’estero, della cultura e della conoscenza del vino rosato autoctono italiano, in tutte le sue declinazioni locali. Un progetto di respiro ambizioso, che mira alla costituzione del Centro del Rosato Autoctono Italiano: un luogo di confronto, promozione e di ricerca in cui possano essere accolte anche le altre denominazioni italiane dotate di analogo retaggio culturale.

Il quintetto di Consorzi si è ritrovato e confrontato in una masterclass nel summit dei rosati “Italia in Rosa”, il festival di Moniga del Garda (1-3 giugno) dedicato al mondo dei rosé. L'attenzione del dibattito è stata posta sul fatto che questa alleanza tra i cinque Consorzi è decisamente necessaria per diffondere la cultura e la conoscenza di questi vini poco conosciuti all’estero e poco considerati in Italia, quasi non avessero una identità, ma fossero in mezzo, indecisi, tra i rossi e i bianchi.

Eppure rappresentano una massa critica di 20 milioni di bottiglie a denominazione che permette di proporsi con una certa consistenza non solo numerica, ma anche “culturale” sui mercati esteri dove è boom per i consumi di vino rosato. In Italia, invece, pur essenso, secondo le stime Oiv del 2016, il quarto paese produttore non è così. Da noi solo 6 bottiglie consumate su 100 sono di rosato, con tendenza in calo. Al contrario in Francia, primo produttore, il rosé vale il 34%, ma crescono i consumi anche negli Usa (dove aumenta anche la produzione), in Germania, Gran Bretagna e l’interesse cresce in Canada e Sudafrica.

Se anni fa sul mercato andavano di moda i rossi molto corposi e importanti, attualmente non è più così. Oggi la tendenza per i rosati la detta la produzione della Provenza che trenta anni fa partendo da vini rustici di colore rosato carico si è orientata verso vini più chiari e più fini. Sui social imperversano foto di belle ragazze in bikini con bicchieri di vino rosa pallido, il colore di riferimento apprezzato attualmente dai mercati, quello statunitense soprattutto. La tendenza del momento dice, dunque, rosa pallido, ma le mode non sono stabili e se oggi solo una piccola parte di consumatori ha nei bicchieri vini rosati dal colore più carico, non è detto che la cosa non cambi. Per questo è fondamentale mantenere una propria identità. E l'Italia è ricchissima di varietà autoctone e di tradizioni nelle diverse regioni.

Il Lago di Garda è il distretto produttivo più importante con il Chiaretto di Bardolino sulla sponda orientale - 11 milioni di bottiglie frutto di un progetto ad hoc per differenziare la produzione di rosato da quella del Bardolino rosso fin dal vigneto e con il varo di un disciplinare specifico - e il Valtènesi, sulla sponda occidentale, che di bottiglie ne produce 2 milioni. Poi il Cerasuolo d’Abruzzo con 6-7 milioni di bottiglie e intorno alle 500.000 ciascuno i due rosati pugliesi Castel del Monte e Salice Salentino. Prodotti unici, eclettici, che – se ben vinificati – possono regalare piacevoli sensazioni.

Mauro Maccario
   

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