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UN “GRECO” IN PIEMONTE

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(www.enopress.it) “Erbalus è uva bianca cosiddetta come alba luce perché biancheggiando risplende”: così Giovan Battista Croce, gioielliere e viticultore, scriveva nel libro Della eccellenza e varietà dei vini che sulla montagna di Torino si fanno (1606). Nel regno dell’Erbaluce, a San Giorgio Canavese, sull’orlo meridionale della morenica eporediese, sorge la Tenuta Fontecuore (visitabile su appuntamento), con boschi, alberi secolari, prati, vigne, e la dimora padronale restaurata dagli attuali proprietari, Stefano Desderi e Maria Luisa Monticelli. Provenienti da esperienze di vita diverse, dirigente di multinazionale lui e psicoterapeuta lei, si prendono cura della Tenuta dal 2010.

erbal

L’origine dell’Erbaluce, noto anche come Albaluce, Bianchera, Ambra, Greco novarese, è ricondotta da alcuni al Basso Monferrato, da altri alla fascia pedemontana di Torinese e Canavese, dove oggi è concentrato. Il nome, forse dal latino Alba lux, evoca la brillantezza degli acini che, una volta maturi, emettono riflessi ramati, tanto da apparire come arrostiti dal sole, giustificando l’appellativo di Uva d’Or (“Matura diviene rostita e colorita”, annotava il Croce).

Dal vitigno, la cui forma di allevamento tradizionale è la pergola canavesana, si ricava la DOCG Erbaluce di Caluso o Caluso. Un tempo vinificato dolce, oggi lo si propone in tre versioni: secco, con il tipico bouquet di fiori di campo, Passito e spumante Metodo Classico. Il Caluso Passito si produce con i grappoli migliori, raccolti in anticipo e lasciati appassire sino al febbraio successivo alla vendemmia su graticci o fili nei solè delle case canavesane. Dopo la pigiatura in marzo, il Passito di Caluso affina per almeno 4 anni (5 in caso di Riserva) perché acquisisca complessità aromatica e il tipico colore giallo oro tendente all’ambrato. Gli acini migliori sono quelli che sviluppano la Botrytis Cinerea, muffa nobile che intacca la polpa e non la buccia. Peculiari dell’Erbaluce Spumante Metodo Classico di Fontecuore sono la rifermentazione in bottiglia a contatto con i lieviti per trentasei mesi e la composizione della liqueur d’expédition, aggiunta per la colmatura senza zuccheri e con un ingrediente segreto a formare un raro Extra Brut.

Le vigne di Fontecuore prosperano su terreni morenici, derivati dal ritiro del ghiacciaio valdostano, ricchi di ciottoli e argille, ciò che influisce sul carattere del vitigno. Inoltre, le tecniche in uso nella Tenuta prescrivono per il Fontecuore Erbaluce di Caluso DOCG secco un affinamento sui lieviti più lungo della norma, tredici mesi, dando origine ad un vino che, pur rispettando la tipicità varietale, risulta equilibrato in certe innate asprezze, come la nota acida-sapida.

Il taglio manuale dell’erba è in linea con la filosofia aziendale, che riduce al minimo l’uso di sostanze chimiche, sia in vigna che in cantina (bassa solfitazione). Il manto erboso, inoltre, previene l’erosione dei suoli ed è barriera contro gli agenti parassitari, come la peronospera. Da notare anche il recupero dell’antica usanza di piantare alla testata dei filari una rosa, marcatore biologico, che mostra i segni premonitori di un attacco parassitario prima della vite.

erbaluce

Fontecuore ci riserva poi un’altra sorpresa: un vitigno raro, di cui non sopravvive traccia del nome originario, ribattezzato per questo La Misteriosa. Dalle sue uve, che recenti analisi rivelano affini al Picolit friulano e forse all’antica Regina d’Egittodell’ampelografia internazionale, si ricava un vino bianco strutturato, idoneo all’invecchiamento, dal bouquet caldo, con ricordi di spezie dolci e frutta secca.

Ampia è poi la gamma dei rossi, tra cui il Canavese Nebbiolo DOC,da uve Nebbiolo in purezza, il Principe, da uve Merlot, e il Canavese Rosso DOC, in cui confluisce un sapiente mix di varietà autoctone, Nebbiolo, Barbera, Uva rara, Freisa, Bonarda e il Neretto di San Giorgio, sinonimo di Neretto di Bairo, vitigno a bacca nera coltivato nel cuore del Canavese (detto anche Nerét Gros per la dimensione dell’acino).

L’abitato di San Giorgio, impreziosito dal castello dei Biandrate e dalla villa Malfatti, che fu dell’interprete rossiniana Teresa Belloc, cela un’altra chicca, la pasticceria Roletti, fondata nel 1896 da Pinòt Rolet e insignita nel 1923 del brevetto di Margherita di Savoia. Tra le specialità del locale, che conserva l’arredo storico con gli scudi sabaudi sui vetri dell’ingresso e il piano del bancone bar in lega zama (zinco, alluminio, magnesio), spiccano i Biscotti della Duchessa, meringati al cacao con zucchero, albume d’uovo, farina, vaniglina, così battezzati in omaggio a Lidia d’Arenberg, duchessa di Pistoia, gli Eporediesi, dal nome latino di Ivrea, Eporedia, biscotti con nocciole e cacao, secchi all’esterno, ma morbidi dentro, i Sablé bretoni nella variante canavesana e le Caramelle Quadre di Gozzano, proposte in sei gusti.

L'Erbaluce delle prestigiose Colline Novaresi

Vitigno Greco di Ghemme? Naturalmente non ha nulla - o quasi - a che vedere con il suo “collega”, Greco di Tufo della provincia di Avellino che si fregia della menzione DOCG. Se qualcosa in comune sussiste, è la millenaria origine ellenica del vitigno, mutato nei secoli per via del clima e dei terreni delle diverse località geografiche dove veniva coltivato. Pare che in Italia sia stato introdotto dai veneziani, forse addirittura da Marco Polo nel XIII secolo d.c..

Ghemme è un comune della provincia di Novara, in Piemonte e la sua menzione DOCG la deve al nebbiolo che localmente viene chiamato spanna, non al greco. Ma non è finita. Il Piemonte, tra i vitigni a bacca bianca più rappresentativi, vanta il timorasso, l’arneis, l’erbaluce e il cortese.erbaluce1

E qui vi svelo che l’erbaluce, nel novarese, viene chiamato per l’appunto greco novarese, e dunque greco di Ghemme! Se avete avuto la compiacenza di seguirmi fino a qui vi siete meritati un calice di Carolus di Antichi Vigneti di Cantalupo, un uvaggio di 50% greco di Ghemme, 30% arneis e 20% chardonnay. L’ho degustato qualche giorno fa in riva al Lago d’Orta con una squisita frittura di pesce. Vino gradevole di delicato colore verdolino con note olfattive e gustative che danzano dal fruttato al minerale. Un apprezzabile equilibrio di freschezza e sapidità per la gioia dei miei sensi. Provatelo anche per la gioia dei vostri!

Erbaluce di Caluso DOC...La leggenda
"...la leggenda alla base della nascita del vitigno autoctono Erbaluce prenderebbe le sue origini da una storia d'amore impossibile tra il Sole e l'Alba. I due amanti celesti, divisi dalla sorte, per incontrarsi dovettero ricorrere all'astuzia e con l'aiuto della Luna, durante una eclissi, il Sole potè finalmente incontrare l'amata Alba. Fu dalla loro unione che nacque la dea Albaluce. Le lacrime della dea, versate sugli arbusti delle colline del lago, resero rigogliose quelle piante fino ad allora aride e che abbracciandosi le une alle altre, produssero grappoli dorati e succosi cui venne dato il nome di Erbaluce."

- Cella Vinaria: www.cellavinaria.wordpress.com • @cellavinaria10 •  

   

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