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SPECIALE ASSEMBLEA FEDERVINI

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VALORE AGGIUNTO TRA BRAND FAMIGLIARI E CAPITALI DI TERZI - I dati Mediobanca rivelano che l’industria del vino italiano, oggi, ha una redditività superiore a quella del settore alimentare (8,7 contro 8,2) - Boscaini: è certo che oggi il vino, pur restando una delle massime espressioni del settore agroalimentare, deve essere gestito diversamente dagli altri prodotti agricoli - LA RICETTA PER LA COMPETIVITA': Ipotizzare di scorporare la proprietà dei terreni dalla parte industriale e commerciale; dall’altro ‘alleggerire’ il magazzino, considerandolo non come idrovora di liquidità ma come asset strategico - Entro il 2025 la Cina diventerà il secondo mercato mondiale dietro gli Stati Uniti con 13 miliardi di dollari superando Francia e Germania - IL RUOLO DEI GRUPPI DI SPECIALIZZAZIONE: vini (presidente Piero Mastroberardino, spiriti (presidente Micaela Pallini) e aceti (presidente Giacomo Ponti.

(www.enopress.it). Si è conclusa ieri a Roma l’annuale Assemblea di Federvini alla presenza fra gli altri del vice ministro Andrea Olivero che ha voluto sottolineare l’importanza della famiglia nella tradizione vinicola e liquoristica italiana, un autentico valore aggiunto nei confronti dei competitor di altri paesi che però non deve tramutarsi in eccesso di individualismo: aggregarsi fa bene all’export.

0.Assemblea Federvini 2018 4

Roma - Proprio di valore aggiunto hanno parlato i responsabili dei tre settori che raccoglie Federvini: vini, spiriti e aceti. Piero Mastroberardino, presidente Gruppo Vini, ha sottolineato come la filiera italiana sia fondamentalmente anomala: “Il valore immateriale è garantito dall’unione tra brand famigliare e brand territoriale, che, però, sono di per sè elementi materiali: la differenza per il consumatore viene fatta sempre di più dall’imprenditore, dalla sua esperienza e dall’heritage. Ma se ci si vuole sviluppare è necessario crescere dimensionalmente; e per fare questo bisogna ricorrere al capitale di terzi. La scommessa è mantenere l’equilibrio, evitando che proprio il capitale proveniente dall’esterno disperda il valore del marchio”.

Secondo Micaela Pallini, presidente Gruppo Spiriti, è necessario per le imprese della tradizione italiana fare squadra “Solo così è possibile rafforzarsi nei mercati consolidati e conquistare quelli nuovi: per le aziende medio piccole, infatti, unirsi significa sfruttare economie di scala, come nel caso della distribuzione”. Inoltre, ha proseguito Pallini “alcune grandi novità a livello mondiale degli ultimi anni, come la mixologia, non sarebbero possibili senza l’apporto del settore italiano”.

Il settore aceti è un fiore all’occhiello dell’agro-alimentare italiano. “Sono circa 70 nel nostro Paese le imprese del settore” ha dichiarato Giacomo Ponti, vice presidente Gruppo Aceti “in gran parte famigliari: in Francia sono rimaste in 3 e questo indica un vantaggio competitivo rilevante, dimostrato dal fatto che il 90% del prodotto circa viene venduto all’estero. La nostra parola d’ordine è qualità. La sfida attuale è quella contro l’Italian Sounding”.

Ha chiuso il presidente di Federvini Sandro Boscaini, ricordando i principali numeri del settore che si conferma uno dei principali contribuenti italiani con circa 9 miliardi di gettito pari al 2% del totale nazionale e uno dei punti di forza del Sistema Italia, sottolineando i 4 fattori per la crescita, e gli aspetti strategici per un rafforzamento dell'intero settore, diversificazione dimensionale in testa.

VINI, SPIRITI, ACETI - IDENTITÀ, TERRITORIO, CULTURA,INNOVAZIONE: 4 FATTORI PER LA CRESCITA DEL VALORE

All’Assemblea Federvini la ricetta per la competitività: nuova governance, apertura all’esterno e nuovi meccanismi finanziari

La crescita di valore, sia intrinseco che percepito, è l’obiettivo per uno sviluppo armonico dell’intero comparto. Sicuramente tanto è stato fatto, ma tanto resta ancora da fare.

Se l’export cresce - i grandi produttori realizzano oltre confine oltre il 55% delle proprie vendite, con punte che arrivano a toccare il 90% - è altrettanto vero che assistiamo ad uno sbilanciamento evidente su alcuni mercati. Secondo un recente studio di Mediobanca, l’Italia ha infatti un indice di concentrazione nei primi paesi di destinazione di 1.108 in confronto a 730 della Francia, 711 del Cile e 632 della Spagna. Tale aspetto, da un lato, non tiene conto che una diversificazione più spinta potrebbe evitare problemi in caso di potenziali eventi avversi (dazi, Brexit, ...); dall’altro, nei mercati in cui l’Italia è più presente, il prezzo del prodotto è mediamente più basso rispetto ai mercati secondari. 

Secondo le stime di Nomisma, infatti, sia per i bianchi fermi sia per i rossi fermi il prezzo medio italiano è più basso sia nei confronti di Francia (2,8 euro a litro contro 4,69 sui bianchi; 4,37 vs 5,36 sui rossi) sia nei riguardi della Nuova Zelanda (4,93 a litro per i bianchi e 7,71 per i rossi).  Il rischio è di perdere una visione d’insieme tralasciando di esplorare aree geografiche più eccentriche, più rischiose ma anche a tasso di sviluppo potenziale maggiore (Sud America, Africa Australe, Sud Est Asiatico e Oceania).

Il tema della diversificazione non riguarda solo l’ambito geografico ma anche i prodotti” ha dichiarato Sandro Boscaini, presidente di Federvini. “Oggi assistiamo al trionfo delle bollicine su scala mondiale. È proprio in questa fase che dobbiamo essere particolarmente bravi e utilizzare il Prosecco come punta di diamante sui mercati più lontani o più ostici, facendo da apripista e senza indurci nella tentazione del mono-prodotto”.

Inoltre, la capacità di approcciare i mercati lontani premia l’imprenditore lungimirante e ‘brave’: la redditività delle imprese italiane che hanno saputo presidiare mercati geograficamente e culturalmente lontani è sistematicamente superiore a quella delle imprese che hanno preferito accontentarsi dei più confortevoli mercati di prossimità.

Accanto all’aspetto commerciale non va dimenticato il coté produttivo. Oggi la cosiddetta ‘terziarizzazione della manifattura’ – in un contesto di eccellenze – è ciò che fa la differenza. I servizi riguardano le attività “a monte” (progettazione, indagine di mercato, capacità di intercettare e anticipare le esigenze del consumatore, R&D, attenzione alla logistica delle materie prime) e quelle “a valle” (marketing, servizio post-vendita, modularizzazione/personalizzazione del prodotto, potenziamento della brand awareness e del contenuto aspirazionale del consumo, logistica del prodotto finito).

I dati Mediobanca rivelano, infatti, che l’industria del vino italiano, oggi, ha una redditività superiore a quella del settore alimentare (8,7 contro 8,2). Questo valore è originato, in gran parte, dal rapporto tra Margine Operativo Netto (MON) e Valore Aggiunto che oggi ha raggiunto il 44% contro il 30,6% del food nel suo complesso. Questo significa che il settore ricava valore aggiunto dalle vendite, grazie alla capacità di fare leva sul valore iconico dei prodotti vitivinicoli italiani.

I dati di una recente ricerca Nielsen sono paradigmatici” ha proseguito Boscaini “L’Italia è in coda ai paesi UE nel consumo di alcol in generale, mentre trionfa lo stile mediterraneo fatto di convivialità e di accompagnamento al cibo anche tra i millennial: questo dimostra come anche da un punto di vista imprenditoriale sia venuto il momento di ragionare in modo strutturale in termini di filiera allargata: non solo vino, spiriti e aceti ma anche cibo, turismo, arte ed ambiente. Dobbiamo infatti mettere a sistema tutte le voci del nostro patrimonio culturale rendendole un unicum e ridisegnando il sistema delle priorità a livello nazionale: è ormai prioritario e non più procrastinabile mettere in un unico contenitore i diversi progetti, facendo ruotare intorno ai nostri settori e all’agro-alimentare nel suo complesso, il patrimonio artistico, archeologico ed ambientale”.

L’applicazione di questo modello implica però, in un contesto come quello attuale, dei costi di struttura e un capitale investito ragguardevoli, tanto è vero che il rapporto tra valore generato in azienda e il capitale necessario per generarlo resta penalizzante nel vino rispetto al food (18,5% contro 22,5).  Eppure, non si può non puntare oggi su quei servizi fino a pochi anni fa definiti accessori. Da un lato è possibile ipotizzare di scorporare la proprietà dei terreni dalla parte industriale e commerciale; dall’altro ‘alleggerire’ il magazzino, considerandolo non come idrovora di liquidità ma come asset strategico soprattutto nella fase di lavorazione (invecchiamento).  In tal senso, una collaborazione maggiormente tailor made con il sistema bancario - warrant o certificati en primeur, acquisti a fermo da parte di piattaforme logistico-commerciali – potrebbe essere una soluzione che garantisce qualità e valore attraverso una verticalità ad assetto variabile.

“Non si tratta di trascurare il core business legato alla produzione per concentrarsi solo sui servizi di supporto” ha continuato Boscaini “ma è certo che oggi il vino, pur restando una delle massime espressioni del settore agroalimentare, deve essere gestito diversamente dagli altri prodotti agricoli: trovare quindi un equilibrio tra le diverse fasi del ciclo di vita del prodotto/azienda è prioritario. Non si può continuare nel paradosso dell’eccesso di richieste di autorizzazioni all’impianto”.

Questo giusto bilanciamento può essere raggiunto se si inizia a ragionare in termini dimensionali. Il mondo del vino non fa eccezione rispetto al resto dell’industria italiana: il mercato italiano, secondo a valore dopo la Francia, conta solo su due top player (pari al 6,3% del valore della produzione complessiva contro il 10,2% della Francia e il 31% della Spagna).

“Diversificare, puntare a strutture più snelle e ragionare in chiave di sistema con modelli imprenditoriali che siano al contempo saldi e flessibili” ha concluso Boscaini. “Solo così saremo pronti alle sfide del futuro prossimo con prodotti di valore e con una precisa identità”: entro il 2025 la Cina diventerà il secondo mercato mondiale dietro gli Stati Uniti con 13 miliardi di dollari superando Francia e Germania ; a valore sarà sempre la Francia a primeggiare ma la Cina raggiungerà il quarto posto assoluto dietro a USA, Italia e Spagna. Nell’export Francia e Italia sempre sugli scudi con 16 miliardi di dollari e 11 miliardi.

- La Relazione dell’Assemblea e le presentazioni di Nomisma e Mediobanca al link: https://edelmanftp.box.com/s/kennlh7axtc34gnlco5iyy4paiczmbh8 

- Press: Ufficio stampa Federvini, Veronica De Bernardi  

   

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