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2017-2018: IL VINO ITALIANO TRA LUCI ED OMBRE

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LIBERO SCAMBIO A GIORNI ALTERNI, PROMOZIONI A META’ E REGOLAMENTI ZOPPICANTI

(www.enopress.it). 2017 confortante sul piano delle esportazioni e per la prima volta da anni sul mercato interno. Per il 2018 le prospettive sono rosee ma non bisogna abbassare la guardia. Questo il parere di Sandro Boscaini, presidente di Federvini.

Roma - Gli accordi commerciali siglati alla fine dello scorso anno lasciano ben sperare e già stanno dando i loro frutti: al termine del 2017 è entrato in vigore l’accordo CETA “Comprehensive Economic and Trade Agreement” con il quale sono stati raggiunti degli importanti miglioramenti nei rapporti commerciali con il Canada, in particolare nell’alleggerimento dei dazi e nella rimozione di ostacoli all’esportazione.

0.Boscaini Presidente Federvini e Masi Agricola. Foto Wine Times

Negli ultimi scorci dell’anno scorso è stato concluso anche l’Accordo EPA “Economic Partnership Agreement Eu-Japan” tra l’Unione europea ed il Giappone: l’accordo prevede, già all’entrata in vigore, una rimozione dei dazi sui vini e su alcune bevande alcoliche.

Ma la situazione a livello mondiale è tutt’altro che tranquilla. A parte il capitolo USA, le incertezze internazionali coinvolgono soprattutto la Cina. “Abbiamo trascorso la scorsa estate con il timore di dover attivare una nuova certificazione – per tutte le produzioni agroalimentari importate in Cina – ad ottobre 2017; il termine è ora slittato ad ottobre 2019 e gli approfondimenti che sta portando avanti l’UE, per un certificato unico europeo, traggono buona ispirazione dalle riflessioni che i settori europei dei vini e degli spiriti hanno portato avanti” ha dichiarato Boscaini.

In un contesto così fluido le aziende del comparto – traino dell’export italiano – hanno necessità di avere attenzioni concrete da parte dei decisori pubblici: dal dialogo diretto fra amministrazioni, anche digitale, alla disponibilità di infrastrutture a banda larga che coprano l’intero territorio nazionale, perché le aziende non sono collocate nelle grandi aree urbane, all’assistenza continua nei paesi di destinazione attraverso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici ICE.

I produttori devono poter utilizzare facilmente e in modo efficiente tutti questi supporti in un modello di Industria 4.0. Le misure messe in atto dal MISE per la promozione straordinaria dedicata al Made in Italy e i nuovi investimenti dedicati ai mercati USA e Cina per vini e spiriti rappresentano sicuramente un modello replicabile.

Fronte aperto ancora con qualche difficoltà è quello dell’OCM vino, ossia i finanziamenti UE per i produttori di vino erogati dal Ministero delle Politiche Agricole e dalle Regioni.

Al di là di un possibile ridisegno a livello comunitario – un recente parere dei servizi della Commissione UE alla Spagna ha evidenziato come non potrebbero accedere alle promozioni operatori che hanno progetti già in essere per gli stessi mercati per i quali concorrono per il bando – è necessario rimettersi alla pari dei concorrenti europei nella capacità di utilizzo dei fondi: il ritardo nel 2016 e 2017 non è stato ancora riassorbito mentre – complice l’impasse politica – si è ancora in attesa del bando per il 2018. Ad essere danneggiati sono solo i prodotti ‘made in Italy’ e le possibilità di mantenere un presidio adeguato sui maggiori mercati mondiali.

Il 2017 è stato l’anno delle etichette: nonostante l’entrata in vigore del regolamento 1169/2011, norma unificatrice nella UE, abbiamo avuto nuove iniziative nazionali: anche l’Italia, con il decreto legislativo 145/2017 ha reso obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, ma solo nel caso di prodotti realizzati nel territorio nazionale: è stata accolta la sola eccezione ai prodotti vitivinicoli poiché fanno riferimento ad una normativa europea specifica ed articolata che già regolava la materia.

“Se è corretto fornire il maggior numero di informazioni al consumatore” prosegue Boscaini“non è però giustificato aggiungere ulteriori obblighi ai soli produttori nazionali rispetto a quelli degli altri paesi UE. Senza contare le sanzioni il cui importo medio è certamente elevato”.

Il settore rimane uno dei principali contribuenti italiani con circa 9 miliardi di gettito pari al 2% del totale nazionale. Eppure, tra il 2013 ed il 2015 i produttori di vino, spiriti e aceti hanno subito quattro aumenti di accisa, con un incremento complessivo di circa il 30%. Ma di questo aumento le casse dello stato hanno beneficiato in modo trascurabile: rispetto al dato del 2013, il gettito del 2017 si è incrementato di poco più del 13%. A fronte di questo aumento del gettito, abbiamo avuto un’ulteriore contrazione di volumi di mercato per gli spiriti (quindi perdita di fatturato e di gettito IVA) che Nielsen ha misurato in -4,1% nel 2014, - 1,5% nel 2015, - 1% nel 2016 e finalmente, in controtendenza, + 2,5% nel 2017; e gli aumenti, determinati con 4 provvedimenti successivi, sono pesati ancor più sui produttori per i costi amministrativi che hanno generato anche solo pensando alla ridefinizioni delle cauzioni a favore dello Stato, sulla base delle quali operano.

- Press:  Veronica De Bernardi,  

   

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