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IL 'ROSATO AUTOCTONO ITALIANO'

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La sfida di Fisar Roma e Castelli Romani e il 'patto d'intenti dei 5 consorzi

(www.enopress.it). Un viaggio da nord a sud Italia alla ricerca dei migliori vini rosati, selezionati però in virtù di tradizione e vitigni autoctoni - Questo il perno della serata “Rosato Autoctono Italiano”, organizzata dalla Delegazione Fisar Roma e Castelli Romani lo scorso venerdì 8 giugno allo Sheraton Rome Hotel, prima uscita pubblica del nuovo Consiglio di Delegazione eletto ad aprile.

Che il rosato sia un vino “minore” lo pensano in molti, sicuramente però non la vedono così gli oltre 70 iscritti alla degustazione, arricchita da una guida d’eccezione come Angelo Peretti, giornalista tra i massimi esperti di vini rosati in Italia (www.internetgourmet.it) e consulente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino.

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Il rosato, quando fatto bene e frutto di una tradizione, è un vino di pari dignità rispetto ai bianchi e ai rossi. Un fatto poco avvertito dal mercato italiano, nel quale solo il 6% dei consumatori beve regolarmente vini rosati contro il 34% dei francesi, eppure l’Italia è il quarto Paese produttore di questa tipologia.

Una anomalia incredibile se pensiamo, tra l’altro, ai numerosi eventi dedicati a questa tipologia, il prossimo 3 luglio a Roma ci sarà BereRosa 2018 organizzato da Cucina&Vini ma anche la Delegazione Fisar di Manziana organizza ogni anno “Rose... Rosati & Rosé” a metà maggio a Bracciano (e infatti tra i graditi ospiti della serata c’era anche la Delegata Fisar di Manziana Silvia Zannetti).

Tradizione e vitigno rappresentano il nocciolo della degustazione organizzata dalla Fisar Roma e Castelli Romani ma anche del Patto di Intenti firmato ad aprile tra Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino, Consorzio Valtènesi, Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, Consorzio di Tutela Castel Del Monte e Consorzio di Tutela Vini Dop Salice Salentino. I cinque Consorzi storicamente vocati, e in alcuni casi “dedicati”, ai rosati italiani si sono riuniti per ribaltare l’idea che si ha in Italia di questa tipologia di vino. Un progetto che ha visto la luce allo scorso Vinitaly e che nella serata organizzata dalla Fisar vede la sua prima tappa romana, con al centro vini delle aziende: Poggio delle Grazie, Vigneti Villabella, Torre Zambra, Costantini, Masseria Faraona, Vignuolo, Torrevento, Rivera, Cantina San Donaci e Candido.

Corvina Veronese, Groppello, Montepulciano d’Abruzzo, Bombino Nero, Nero di Troia e Negroamaro i vitigni presentati durante la serata, un modo per ripassare – anche – l’enografia nazionale da parte dei molti iscritti ai corsi per sommelier seduti in sala. Ma soprattutto un viaggio che ha aperto gli occhi ai presenti sulla grande varietà e ricchezza dei rosati italiani, a cominciare dall’assunto – errato - che i rosati siano tutti uguali!

In questi giorni stanno arrivando a conclusione i corsi della Fisar a Roma (EUR e Parioli), Marino, Velletri e Anzio, in vista di una meritata pausa estiva, ma la Delegazione Roma e Castelli Romani non smetterà di lavorare durante l’estate per gli eventi e la programmazione della nuova stagione, viaggi didattici compresi.

- Info: Tutto sempre rintracciabile al sito www.fisar-roma.it   

Fabio Ciarla

   

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